AUGURI

Al ministrante Falco Michele

nel 18° compleanno
i più sinceri

AUGURI

da parte del Parroco
e comunità parrocchiale


“AD MULTOS ANNOS”

NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI B.

Giovanni Battista è l’unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché poté additare l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con la parole con la vita. Il battesimo di penitenza che accompagna l’annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito. La data della festa, tre mesi dopo l’annunciazione e sei prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca. (Mess. Rom.)

Patronato: Monaci

Emblema: Agnello, ascia

Martirologio Romano: Solennità della Natività di san Giovanni Battista, precursore del Signore: già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

La festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì Santo, dalla Messa in Caena Domini, nella quale si celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia. Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus Domini, questo stesso mistero viene proposto all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e il Santissimo Sacramento viene portato in processione per le vie delle città e dei villaggi, per manifestare che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli. 

Quello che Gesù ci ha donato nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo apertamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti. Nella Messa in Caena Domini dello scorso Giovedì Santo ho sottolineato che nell’Eucaristia avviene la trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il vino – finalizzata a trasformare la nostra vita e ad inaugurare così la trasformazione del mondo. Questa sera vorrei riprendere tale prospettiva.
Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la potenza del suo amore, ha trasformato il senso della morte alla quale andava incontro. 

Il fatto che il Sacramento dell’altare abbia assunto il nome “Eucaristia” – “rendimento di grazie” – esprime proprio questo: che il mutamento della sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, dono di un Amore più forte della morte, Amore divino che lo ha fatto risuscitare dai morti. Ecco perché l’Eucaristia è cibo di vita eterna, Pane della vita. Dal cuore di Cristo, dalla sua “preghiera eucaristica” alla vigilia della passione, scaturisce quel dinamismo che trasforma la realtà nelle sue dimensioni cosmica, umana e storica. Tutto procede da Dio, dall’onnipotenza del suo Amore Uno e Trino, incarnato in Gesù. In questo Amore è immerso il cuore di Cristo; perciò Egli sa ringraziare e lodare Dio anche di fronte al tradimento e alla violenza, e in questo modo cambia le cose, le persone e il mondo.

Questa trasformazione è possibile grazie ad una comunione più forte della divisione, la comunione di Dio stesso. La parola “comunione”, che noi usiamo anche per designare l’Eucaristia, riassume in sé la dimensione verticale e quella orizzontale del dono di Cristo. E’ bella e molto eloquente l’espressione “ricevere la comunione” riferita all’atto di mangiare il Pane eucaristico. In effetti, quando compiamo questo atto, noi entriamo in comunione con la vita stessa di Gesù, nel dinamismo di questa vita che si dona a noi e per noi. Da Dio, attraverso Gesù, fino a noi: un’unica comunione si trasmette nella santa Eucaristia. Lo abbiamo ascoltato poco fa, nella seconda Lettura, dalle parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Corinto: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1 Cor 10,16-17).

Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: “Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Conf. VII, 10, 18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce

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al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui. Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna.


Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo

può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il che darebbe spazio alla confusione, all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro tutti. Il Vangelo mira da sempre all’unità della famiglia umana, un’unità non imposta dall’alto, né da interessi ideologici o economici, bensì a partire dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri, perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo costantemente dal Sacramento dell’Altare che la condivisione, l’amore è la via della vera giustizia.

Ritorniamo ora all’atto di Gesù nell’ultima Cena. Che cosa è avvenuto in quel momento? Quando Egli disse: Questo è il mio corpo che è donato per voi, questo è il mio sangue versato per voi e per la moltitudine, che cosa accadde? Gesù in quel gesto anticipa l’evento del Calvario. Egli accetta per amore tutta la passione, con il suo travaglio e la sua violenza, fino alla morte di croce; accettandola in questo modo la trasforma in un atto di donazione. Questa è la trasformazione di cui il mondo ha più bisogno, perché lo redime dall’interno, lo apre alle dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento del mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la stessa via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è Lui stesso.


Non c’è nulla di magico nel Cristianesimo. Non ci sono scorciatoie, ma tutto passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che si spezza per dare vita, la logica della fede che sposta le montagne con la forza mite di Dio. Per questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento.

Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio.

Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. Con l’umiltà di saperci semplici chicchi di grano, custodiamo la ferma certezza che l’amore di Dio, incarnato in Cristo, è più forte del male, della violenza e della morte. Sappiamo che Dio prepara per tutti gli uomini cieli nuovi e terra nuova, in cui regnano la pace e la giustizia – e nella fede intravediamo il mondo nuovo, che è la nostra vera patria. Anche questa sera, mentre tramonta il sole su questa nostra amata città di Roma, noi ci mettiamo in cammino: con noi c’è Gesù Eucaristia, il Risorto, che ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù! Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra speranza. Resta con noi, perché si fa sera. “Buon Pastore, vero Pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici, difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei viventi!”. Amen. (Benedetto XVI)


SOLENNITA’ DELLA SS. TRINITA’

Qual’è la grande differenza tra la religione cristiana e quella induista, buddista o il mondo islamico? E’ proprio la solennità di oggi: la Trinità.
Noi, infatti, non crediamo in un Dio generico, ma nel Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo.
Pensate al segno della croce, che dovremmo fare ogni mattina e sera. Le varie preghiere cristiane conducono al Padre per Cristo nello Spirito Santo. I salmi che si recitano nella liturgia delle ore, finiscono nella bella preghiera del Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.
Noi abbiamo capito che Dio è Padre, quando duemila anni fa una persona, Gesù di Nazaret, è venuta su questa terra. Quando Gesù ci ha lasciati, non siamo rimasti soli, ma ci ha inviato lo Spirito Santo, il Consolatore, perché diventassimo testimoni di unità nella diversità. Dio non è distante da noi, isolato, che si disinteressa delle vicende nostre, ma è un Dio che è sceso in terra, ed è rimasto in mezzo a noi. Condividendo in tutto, eccetto il peccato, la nostra fragilità umana.

 

Accogliere un Dio uno e trino, significa operare per creare quella mentalità che crei comunione nella diversità, partendo da punti diversi per giungere alla stessa meta.

INVITO ALLA PREGHIERA

IL SUO NOME E’ GIOVANNI

Mercoledì 15 giugno 2011 inizierà nella parrocchia di San Giovanni Battista la novena in preparazione alla Natività di S. Giovanni.

Alle ore 19.30 recita del Santo Rosario e a seguire la Santa Messa.

Giovanni B. ha preparato la strada a Gesù e anche noi sul suo esempio dobbiamo annunciare ai fratelli quello che Gesù ci dice. E’ proprio nel silenzio e nell’adorazione che Gesù parla ai nostri cuori e ci dà quella forza e quella gioia nell’annunciarlo a tutte le genti.

E allora partecipa al momento di

ADORAZIONE

giovedì 23 giugno 2011 alle ore 21.30, scoprirai anche tu quanto è forte la voce di Gesù che parla nel Silenzio,
proprio per questo,

SEI INVITATO PERSONALMENTE ED UFFICIALMENTE

Sappi che non ci sono altri strumenti di salvezza se non nella preghiera. E quale preghiera ci fa accostare al Santo dei Santi se non il porci in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, ove si rende presente nella Santissima Eucaristia, il Signore stesso, presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità?

Ti supplico di dedicare un po’ del Tuo prezioso tempo alla preghiera, all’Adorazione. Tutto ciò che darai, Ti sarà restituito centuplicato già in questa vita.

TI ASPETTO PER GIOIRE INSIEME AL NOSTRO AMICO GESU’ MEDITANDO LA VITA DEL PRECURSORE GIOVANNI BATTISTA

PREGHIERA A SANT’ANTONIO DI PADOVA

PER OTTENERE UNA GRAZIA PRESSANTE.

Ricordati, o sant’Antonio, che tu hai sempre aiutato e consolato chiunque è ricorso a te nelle sue necessità.
Animato da grande confidenza e animato dalla certezza di non pregare invano, anch’io ricorro a te, che sei così ricco di meriti davanti al Signore. Non rifiutare la mia preghiera, ma fa’ che essa giunga, con la tua intercessione, davanti a Dio. Vieni in mio soccorso nella presente angustia e difficoltà, e ottienimi la grazia che ardentemente imploro, se è per il bene dell’anima mia… [chiedere la grazia] Benedici il mio lavoro e la mia famiglia. Tieni lontano da essi le malattie e i pericoli dell’anima e del corpo. Fa’ che nell’ora del dolore e della prova io possa rimanere forte nella fede e nell’amore di Dio. Amen.

 

 

 


PREPARATIVI

La festività del Corpus Domini è una delle feste più importanti dell’anno liturgico. Quest’anno, per la prima volta, la processione partirà proprio dalla nostra parrocchia, per tale circostanza tutti i collaboratori della parrocchia e tutti i gruppi che si sono resi disponibili, si stanno attivando per la preparazione di questa grande festa. 
Via Principe di Napoli sarà addobbata con drappi e fiori e verrà, inoltre, realizzata un’infiorata

Ecco i preparativi per l’infiorata



Clicca qui per vedere le altre foto

 


 

Per accogliere con aria gioiosa Gesù che passa per le nostre strade, a tutti gli abitanti di Airola si chiede di addobbare i propri balconi con coperte in modo da poter accogliere degnamente Gesù che viene a visitarci nel nostro quotidiano

CORPUS DOMINI

Per conoscere un pò di storia…

La festività del Corpus Domini ha una origine più recente di quanto sembri. La solennità cattolica de

l Corpus Domini (Corpo del Signore) chiude il ciclo delle feste del dopo Pasqua e vuole celebrare il mistero dell’Eucaristia ed è stata istituita grazie ad una suora che nel 1246 per prima volle celebrare il mistero dell’Eucaristia in una festa slegata dal clima di mestizia e lutto della Settimana Santa. Il suo vescovo approvò l’idea e la celebrazione dell’Eucaristia divenne una festa per tutto il compartimento di Liegi, dove il convento della suora si trovava.

In realtà la festa posa le sue radici nell’ambiente fervoroso della Gallia belgica – che San Francesco chiamava amica Corporis Domini – e in particolare grazie alle rivelazioni della Beata Giuliana di Retìne. Nel 1208 la beata Giuliana, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi, vide durante un’estasi il disco lunare risplendente di luce candida, deformato però da un lato da una linea rimasta in ombra, da Dio intese che quella visione significava la Chiesa del suo tempo che ancora mancava di una solennità in onore del SS. Sacramento. Il direttore spirituale della beata, il Canonico di Liegi Giovanni di Lausanne, ottenuto il giudizio favorevole di parecchi teologi in merito alla suddetta visione, presentò al vescovo la richiesta di introdurre nella diocesi una festa in onore del Corpus Domini.

La richiesta fu accolta nel 1246 e venne fissata la data del giovedì dopo l’ottava della Trinità. Più tardi, nel 1262 salì al soglio pontificio, col nome di Urbano IV, l’antico arcidiacono di Liegi e confidente della beata Giuliana, Giacomo Pantaleone. Ed è a Bolsena, proprio nel Viterbese, la terra dove è stata aperta la causa suddetta che in giugno, per tradizione si tiene la festa del Corpus Domini a ricordo di un particolare miracolo eucaristico avvenuto nel 1263, che conosciamo sin dai primi anni della nostra formazione cristiana. Infatti, ci è raccontato che un prete boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell’Eucarestia, nello spezzare l’ostia consacrata, fu pervaso dal dubbio che essa contenesse veramente il corpo di Cristo. A fugare i suoi dubbi, dall’ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino liturgico (attualmente conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina.

Venuto a conoscenza dell’accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità. La data della sua celebrazione fu fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua). Così, l’11 Agosto 1264 il Papa promulgò la Bolla “Transiturus” che istituiva per tutta la cristianità la Festa del Corpus Domini dalla città che fino allora era stata infestata dai Patarini neganti

il Sacramerito dell’Eucaristia. Già qualche settimana prima di promulgare questo importante atto – il 19 Giugno – lo stesso Pontefice aveva preso parte, assieme a numerosissimi Cardinali e prelati venuti da ogni luogo e ad una moltitudine di fedeli, ad una solenne processione con la quale il sacro lino macchiato del sangue di Cristo era stato recato per le vie della città. Da allora, ogni anno in

Orvieto, la domenica successiva alla festività del Corpus Domini, il Corporale del Miracolo di Bolsena, racchiuso in un prezioso reliquiario, viene portato processionalmente per le strade cittadine seguendo il percorso che tocca tutti i quartieri e tutti i luoghi più significativi della città.

In seguito la popolarità della festa crebbe grazie al Concilio di Trento, si diffusero le processioni eucaristiche e il culto del Santissimo Sacramento al di fuori della Messa. Se nella Solennità del Giovedì Santo la Chiesa guarda all’Istituzione dell’Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando se stesso in cibo e sigillando il nuovo Patto nel suo Sangue, nel giorno del Corpus Domini l’attenzione si sposta sull’intima relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico. Le processioni e le adorazioni prolungate celebrate in questa solennità, manifestano pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento. In esso la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, Presente nell’Eucaristia in Corpo Sangue anima e Divinità.

BEATIFICAZIONE

Madre Serafina indica la strada

Messaggio di Mons. Michele De Rosa in vista della Beatificazione di Madre Serafina

Carissimi,
la Comunicazione della Congregazione per le Cause dei Santi – “Le nuove procedure dei riti della Beatificazione” (29 settembre 2005) – recita:

“Fermo restante che la Canonizzazione, che attribuisce al Beato il culto per tutta la Chiesa, sarà presieduta dal Sommo Pontefice, la Beatificazione, che è sempre un atto pontificio, sarà celebrata da un rappresentante del Santo Padre, che di norma sarà il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il rito di Beatificazione si svolgerà nella diocesi, che ha promosso la Causa del nuovo beato” ( nn. 1-2). 
In forza di questa Comunicazione il 28 maggio p.v., alle ore 17.00, nella nostra diocesi, a Faicchio, si svolgerà la celebrazione della Beatificazione di Suor Maria Serafina del Sacro Cuore, fondatrice delle Suore degli Angeli Adoratrici della SS. Trinità. Il rito sarà presieduto da S. E. il card. Angelo Amato, Prefetto della  Congregazione per le Cause dei Santi.
E’ la prima volta che nella diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti sarà celebrata una beatificazione. 
È un avvenimento che deve riempire di gioia i nostri cuori e contemporaneamente deve essere per noi occasione di riflessione  sul significato di quella santità, la misura stessa della vita cristiana, a cui tutti dobbiamo tendere.
Spesso – come ha detto Benedetto XVI – pensiamo che la santità sia una meta riservata a pochi eletti che nella loro vita hanno operato cose meravigliose. In verità  essa, pienezza della vita cristiana, non consiste nel compiere imprese straordinarie  ma nell’unirci a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. È l’essere conformi a Cristo.
La santità ha la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell’essere innestati in  Cristo, con cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto.
Ma Dio rispetta sempre  la nostra libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le esigenze che esso comporta; chiede che ci lasciamo trasformare dall’azione dello Spirito Santo, conformando la nostra volontà a quella di Cristo. Il dono primo e più necessario è la carità con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il  prossimo per amore di Lui. “Perciò il vero discepolo di Cristo si caratterizza per la carità verso Dio e verso il prossimo” (Lumen  Gentium, 42).
I Santi sono “indicatori di strada”. Ci insegnano come essere santi, come seguire una  via di santità già percorsa  nella cui scia anche noi  possiamo inserirci.
In questa ottica mi piace vedere la figura di Suor Maria Serafina del Sacro Cuore. Essa ci indica la strada, già da Lei percorsa e che noi possiamo percorrere a nostra volta verso quella perfezione che troviamo in  Dio: “Siate  perfetti come è perfetto il padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 48).
Possa la beatificazione di Madre Serafina costituire per la nostra diocesi non solo un momento di gioia e di festa ma anche  l’occasione di quella conversione che farà di noi “tessere” – come si esprime il Santo Padre – “del grande mosaico di santità che Dio va creando nella storia, perché il volto di Cristo splenda  nella pienezza del suo fulgore”.