MESSAGGIO QUARESIMALE/PASQUALE DELLE CLARISSE

“Come è tenero un Padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono, perché egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere (Sal 103, 13-14). “Abbiamo detto al Signore: Ricorda che siamo polvere; egli fu a plasmare l’uomo della polvere, e alla polvere dette la vita, ed in Cristo Signore nostro, proprio questa polvere ha già elevato al regno del cielo. Prese infatti di qui la carne, di qui prese la terra e la terra sollevò fino al cielo colui che creò la terra e il cielo (S.Ago. disc. 130)”.

Airola, Quaresima/ Pasqua 2013

Carissimi Fratelli e Sorelle,

la Santa Quaresima, apre a noi le porte con un elemento molto comune ma anche molto importante e spesso trascurato: la “polvere”. Abramo quando parla al Signore dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere (Gen 18,27)”. L’imposizione delle ceneri il mercoledì che precede la Quaresima, vuole ricordarci che siamo polvere e che in polvere ritorneremo. La cenere è un residuo minerale molto comune e per ottenerla basta appiccare fuoco a qualsivoglia elemento. Fino a 50 anni fa circa, era molto usata nelle case per la pulizia delle stoviglie, per lavare i panni … Ma anche noi siamo polvere e cenere come dice Abramo e ha ragione perché, quando Dio ci plasmò, si servì di “polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente (Gen 2,7)”. Quest’anno vogliamo vivere il tempo forte della Santa Quaresima, all’insegna delle nostre origini: la polvere. La Liturgia che la Santa Madre Chiesa ci propone, dà inizio al nostro cammino penitenziale con le parole: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, con Gesù che cammina nel deserto della nostra vita e chiude le porte alla Quaresima, per aprirle alla Settimana Santa, nuovamente con la polvere. Gesù è chino a terra, sta con il suo dito nella polvere della terra. Ci sta impastando con il suo dito, nuovamente. Mettendo a confronto il dito di Dio nella nostra polvere/terra, ci scopriamo tutti peccatori. Ma Gesù avrà molti contatti con la terra: si è svuotato della sua condizione divina per ASSUMERE la nostra polvere insieme alla nostra condizione di peccatori, come dice la Gaudium et Spes:”Si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato (22)”. Al Getsemani “cadde faccia a terra (Mt 26,39)” e, secondo la tradizione, Gesù è caduto tre volte a terra schiacciato dal pesante legno della croce lungo la via dolorosa ed è messo a terra, dai soldati, per inchiodarlo al legno. Deposto dalla croce viene nuovamente poggiato sulla terra perchè sua Madre, potesse abbracciarlo e nel sepolcro è accolto dalla terra. In questo tempo meditiamo, facciamoci mettere in discussione dalla Parola che la Liturgia ci propone per scuotere la nostra fede che spesso si fa intrappolare da tante concezioni, da tante polveri del mondo. Chiara, nostra Santa Madre, ci dice di non permettere alla polvere del mondo di posarsi sui nostri piedi perché essa farà rallentare la nostra corsa verso la meta che è la risurrezione, la Pasqua, il passaggio dal nostro stato di schiavi del peccato alla libertà dello Spirito,la santità. Questo è l’anno della fede. Dio, come un padre premuroso, ci attende, vuole abbracciarci e far festa con noi; continuamente ci dice: “Va’ e d’ora in poi non peccare più (Mt 8,11)”. Attraverso la parabola del fico (3°Domenica),ci vuol far capire che sta dandoci del tempo perché possiamo dare i nostri frutti, ma alla luce di quale Sole/sole stanno maturando? Siamo ormai giunti al termine della Quaresima. La Settimana Santa ci spalanca le sue porte per introdurci attraverso “l’osanna” dei molti che riconoscono Gesù quale Messia e Salvatore e poi il CROCIFIGGILO, mentre Gesù risponde, alla nostra cattiveria, donandosi nelle specie Eucaristiche. Tutto è compiuto, ma non finito. Tutti sono sconvolti; in realtà, ora, ha inizio la nostra “ora”: la risurrezione. Non restiamo nella paura, rinchiusi, nascosti. Facciamoci raggiungere dal Risorto. Apriamogli le porte del cuore. Egli è risorto e, con Lui, siamo risorti anche noi. Usciamo fuori dal sepolcro delle nostre idee come Lazzaro e, segnati dalla Sua Resurrezione, diveniamo anche noi segno per la risurrezione di quanti ancora sono intrappolati nella polvere di questo mondo. Cristo è Risorto. Alleluia!!!Che questa sia veramente, per tutti, la “Pasqua/passaggio” dei cuori, dal mondo, a Cristo.

Auguri a tutti; buona e Santa resurrezione dalle vostre sorelle clarisse.

IL PAPA SI DIMETTE

Carissimi Fratelli,

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa

. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Dal Vaticano, 10 febbraio 2013

BENEDICTUS PP XVI

© Copyright 2013 – Libreria Editrice Vaticana

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA QUARESIMA 2013

Credere nella carità suscita carità
«Abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi»
(1 Gv 4,16)

Cari fratelli e sorelle,

la celebrazione della Quaresima, nel contesto dell’Anno della fede, ci offre una preziosa occasione per meditare sul rapporto tra fede e carità: tra il credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, e l’amore, che è frutto dell’azione dello Spirito Santo e ci guida in un cammino di dedizione verso Dio e verso gli altri.

1. La fede come risposta all’amore di Dio.

Già nella mia prima Enciclica ho offerto qualche elemento per cogliere lo stretto legame tra queste due virtù teologali, la fede e la carità. Partendo dalla fondamentale affermazione dell’apostolo Giovanni: «Abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1 Gv 4,16), ricordavo che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva… Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4,10), l’amore adesso non è più solo un “comandamento”, ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro» (Deus caritas est, 1). La fede costituisce quella personale adesione – che include tutte le nostre facoltà – alla rivelazione dell’amore gratuito e «appassionato» che Dio ha per noi e che si manifesta pienamente in Gesù Cristo. L’incontro con Dio Amore che chiama in causa non solo il cuore, ma anche l’intelletto: «Il riconoscimento del Dio vivente è una via verso l’amore, e il sì della nostra volontà alla sua unisce intelletto, volontà e sentimento nell’atto totalizzante dell’amore. Questo però è un processo che rimane continuamente in cammino: l’amore non è mai “concluso” e completato» (ibid., 17). Da qui deriva per tutti i cristiani e, in particolare, per gli «operatori della carità», la necessità della fede, di quell’«incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l’amore e apra il loro animo all’altro, così che per loro l’amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall’esterno, ma una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell’amore» (ibid., 31a). Il cristiano è una persona conquistata dall’amore di Cristo e perciò, mosso da questo amore – «caritas Christi urget nos» (2 Cor 5,14) –, è aperto in modo profondo e concreto all’amore per il prossimo (cfr ibid., 33). Tale atteggiamento nasce anzitutto dalla coscienza di essere amati, perdonati, addirittura serviti dal Signore, che si china a lavare i piedi degli Apostoli e offre Se stesso sulla croce per attirare l’umanità nell’amore di Dio.

«La fede ci mostra il Dio che ha dato il suo Figlio per noi e suscita così in noi la vittoriosa certezza che è proprio vero: Dio è amore! … La fede, che prende coscienza dell’amore di Dio rivelatosi nel cuore trafitto di Gesù sulla croce, suscita a sua volta l’amore. Esso è la luce – in fondo l’unica – che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire» (ibid., 39). Tutto ciò ci fa capire come il principale atteggiamento distintivo dei cristiani sia proprio «l’amore fondato sulla fede e da essa plasmato» (ibid., 7).

2. La carità come vita nella fede

Tutta la vita cristiana è un rispondere all’amore di Dio. La prima risposta è appunto la fede come accoglienza piena di stupore e gratitudine di un’inaudita iniziativa divina che ci precede e ci sollecita. E il «sì» della fede segna l’inizio di una luminosa storia di amicizia con il Signore, che riempie e dà senso pieno a tutta la nostra esistenza. Dio però non si accontenta che noi accogliamo il suo amore gratuito. Egli non si limita ad amarci, ma vuole attiraci a Sé, trasformarci in modo così profondo da portarci a dire con san Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (cfr Gal 2,20).

Quando noi lasciamo spazio all’amore di Dio, siamo resi simili a Lui, partecipi della sua stessa carità. Aprirci al suo amore significa lasciare che Egli viva in noi e ci porti ad amare con Lui, in Lui e come Lui; solo allora la nostra fede diventa veramente «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6) ed Egli prende dimora in noi (cfr 1 Gv 4,12).

La fede è conoscere la verità e aderirvi (cfr 1 Tm 2,4); la carità è «camminare» nella verità (cfr Ef 4,15). Con la fede si entra nell’amicizia con il Signore; con la carità si vive e si coltiva questa amicizia (cfr Gv 15,14s). La fede ci fa accogliere il comandamento del Signore e Maestro; la carità ci dona la beatitudine di metterlo in pratica (cfr Gv 13,13-17). Nella fede siamo generati come figli di Dio (cfr Gv 1,12s); la carità ci fa perseverare concretamente nella figliolanza divina portando il frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22). La fede ci fa riconoscere i doni che il Dio buono e generoso ci affida; la carità li fa fruttificare (cfr Mt 25,14-30).

3. L’indissolubile intreccio tra fede e carità

Alla luce di quanto detto, risulta chiaro che non possiamo mai separare o, addirittura, opporre fede e carità. Queste due virtù teologali sono intimamente unite ed è fuorviante vedere tra di esse un contrasto o una «dialettica». Da un lato, infatti, è limitante l’atteggiamento di chi mette in modo così forte l’accento sulla priorità e la decisività della fede da sottovalutare e quasi disprezzare le concrete opere della carità e ridurre questa a generico umanitarismo. Dall’altro, però, è altrettanto limitante sostenere un’esagerata supremazia della carità e della sua operosità, pensando che le opere sostituiscano la fede. Per una sana vita spirituale è necessario rifuggire sia dal fideismo che dall’attivismo moralista.

L’esistenza cristiana consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio per poi ridiscendere, portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio. Nella Sacra Scrittura vediamo come lo zelo degli Apostoli per l’annuncio del Vangelo che suscita la fede è strettamente legato alla premura caritatevole riguardo al servizio verso i poveri (cfr At 6,1-4). Nella Chiesa, contemplazione e azione, simboleggiate in certo qual modo dalle figure evangeliche delle sorelle Maria e Marta, devono coesistere e integrarsi (cfr Lc 10,38-42). La priorità spetta sempre al rapporto con Dio e la vera condivisione evangelica deve radicarsi nella fede (cfr Catechesi all’Udienza generale del 25 aprile 2012). Talvolta si tende, infatti, a circoscrivere il termine «carità» alla solidarietà o al semplice aiuto umanitario. E’ importante, invece, ricordare che massima opera di carità è proprio l’evangelizzazione, ossia il «servizio della Parola». Non v’è azione più benefica, e quindi caritatevole, verso il prossimo che spezzare il pane della Parola di Dio, renderlo partecipe della Buona Notizia del Vangelo, introdurlo nel rapporto con Dio: l’evangelizzazione è la più alta e integrale promozione della persona umana. Come scrive il Servo di Dio Papa Paolo VI nell’Enciclica Populorum progressio, è l’annuncio di Cristo il primo e principale fattore di sviluppo (cfr n. 16). E’ la verità originaria dell’amore di Dio per noi, vissuta e annunciata, che apre la nostra esistenza ad accogliere questo amore e rende possibile lo sviluppo integrale dell’umanità e di ogni uomo (cfr Enc. Caritas in veritate, 8).

In sostanza, tutto parte dall’Amore e tende all’Amore. L’amore gratuito di Dio ci è reso noto mediante l’annuncio del Vangelo. Se lo accogliamo con fede, riceviamo quel primo ed indispensabile contatto col divino capace di farci «innamorare dell’Amore», per poi dimorare e crescere in questo Amore e comunicarlo con gioia agli altri.

A proposito del rapporto tra fede e opere di carità, un’espressione della Lettera di san Paolo agli Efesini riassume forse nel modo migliore la loro correlazione: «Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo» (2, 8-10). Si percepisce qui che tutta l’iniziativa salvifica viene da Dio, dalla sua Grazia, dal suo perdono accolto nella fede; ma questa iniziativa, lungi dal limitare la nostra libertà e la nostra responsabilità, piuttosto le rende autentiche e le orienta verso le opere della carità. Queste non sono frutto principalmente dello sforzo umano, da cui trarre vanto, ma nascono dalla stessa fede, sgorgano dalla Grazia che Dio offre in abbondanza. Una fede senza opere è come un albero senza frutti: queste due virtù si implicano reciprocamente. La Quaresima ci invita proprio, con le tradizionali indicazioni per la vita cristiana, ad alimentare la fede attraverso un ascolto più attento e prolungato della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti, e, nello stesso tempo, a crescere nella carità, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, anche attraverso le indicazioni concrete del digiuno, della penitenza e dell’elemosina.

4. Priorità della fede, primato della carità

Come ogni dono di Dio, fede e carità riconducono all’azione dell’unico e medesimo Spirito Santo (cfr 1 Cor 13), quello Spirito che in noi grida «Abbà! Padre» (Gal 4,6), e che ci fa dire: «Gesù è il Signore!» (1 Cor 12,3) e «Maranatha!» (1 Cor 16,22; Ap 22,20).

La fede, dono e risposta, ci fa conoscere la verità di Cristo come Amore incarnato e crocifisso, piena e perfetta adesione alla volontà del Padre e infinita misericordia divina verso il prossimo; la fede radica nel cuore e nella mente la ferma convinzione che proprio questo Amore è l’unica realtà vittoriosa sul male e sulla morte. La fede ci invita a guardare al futuro con la virtù della speranza, nell’attesa fiduciosa che la vittoria dell’amore di Cristo giunga alla sua pienezza. Da parte sua, la carità ci fa entrare nell’amore di Dio manifestato in Cristo, ci fa aderire in modo personale ed esistenziale al donarsi totale e senza riserve di Gesù al Padre e ai fratelli. Infondendo in noi la carità, lo Spirito Santo ci rende partecipi della dedizione propria di Gesù: filiale verso Dio e fraterna verso ogni uomo (cfr Rm 5,5).

Il rapporto che esiste tra queste due virtù è analogo a quello tra due Sacramenti fondamentali della Chiesa: il Battesimo e l’Eucaristia. Il Battesimo (sacramentum fidei) precede l’Eucaristia (sacramentum caritatis), ma è orientato ad essa, che costituisce la pienezza del cammino cristiano. In modo analogo, la fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa. Tutto parte dall’umile accoglienza della fede («il sapersi amati da Dio»), ma deve giungere alla verità della carità («il saper amare Dio e il prossimo»), che rimane per sempre, come compimento di tutte le virtù (cfr 1 Cor 13,13).

Carissimi fratelli e sorelle, in questo tempo di Quaresima, in cui ci prepariamo a celebrare l’evento della Croce e della Risurrezione, nel quale l’Amore di Dio ha redento il mondo e illuminato la storia, auguro a tutti voi di vivere questo tempo prezioso ravvivando la fede in Gesù Cristo, per entrare nel suo stesso circuito di amore verso il Padre e verso ogni fratello e sorella che incontriamo nella nostra vita. Per questo elevo la mia preghiera a Dio, mentre invoco su ciascuno e su ogni comunità la Benedizione del Signore!

Dal Vaticano, 15 ottobre 2012

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2012 – Libreria Editrice Vaticana

CINEFORUM

Lunedì scorso è stato proiettato, sempre per l’anno della fede, il terzo film di “IN CERCA, RELIGIONE, SPIRITUALITA’, IDENTITA’ IN QUATTRO FILM” dal titolo INTO THE WILD.

L’attenta partecipazione delle persone presenti ha fatto si che il tema trattato è stato non solo recepito ma anche oggetto di discussione.

Dopo il commento cinematografico, dettagliato e sempre utile alla comprensione, a cura di Mario Tirino, con grande eloquenza Fra Antonio Latella ha coinvolto l’uditorio in un’analisi attenta e minuziosa paragonando l’attore con la figura di Francesco D’Assisi, invogliando tutti a ricercare sempre la verità e la felicità, non nelle cose materiali ma nelle scelte dello spirito.

Prossimamente, con il film CENTOCHIODI, concluderemo la rassegna cinematografica che la parrocchia ha proposto per un cammino alla riscoperta della vera fede.

INTO THE WILD

Airola. Lunedì 14 gennaio alle 19 presso la Parrocchia di San Domenico Commenti a cura di Mario Tirino e di fra’ Antonio Latella

Nomadismo, ascetismo e spiritualità: “Into The Wild” terzo film
della rassegna “In cerca”

Giunge al terzo film il cineforum “In cerca. Religione, spiritualità, identità in quattro film”, curato da Mario Tirino e Nando Mango e organizzato dalla Parrocchia di San Domenico in Airola (Benevento).

L’appuntamento, lunedì 14 gennaio alle ore 19, presso il Salone parrocchiale in via Principe di Napoli ad Airola, è stavolta con “Into the Wild” (2007) di Sean Penn, in una serata dedicata al tema “Ascetismo, nomadismo e spiritualità. Alla ricerca di un senso”. Il film, come di consueto, sarà seguito da un commento filmico curato da Mario Tirino e da un commento pastorale a cura di fra Antonio Latella.

IL FILM.   La pellicola, diretta dall’attore e regista americano e tratta dall’omonimo romanzo (in italiano tradotto come “Nelle terre estreme”) scritto nel 1996 da Jon Krakauer, narra la vicenda realmente accaduta di Christopher McCandless, giovane del West Virginia che, subito dopo la laurea, abbandona famiglia, carte di credito, prospettive di carriera e persino il proprio nome. Auto-soprannominatosi Alex Supertramp, il ragazzo intraprende un faticoso e affascinante viaggio per deserti, vaste pianure, scenari mozzafiato, laghi e fiumi per approdare infine tra i ghiacciai dell’Alaska.

IL COMMENTO. “Into The Wild rappresenta uno dei vertici della cinematografia americana dell’ultimo decennio. Ma al di là del giudizio di valore, ciò che mi preme sottolineare è il punto di vista radicalmente alternativo rispetto al capitalismo e al consumismo imperanti, abbracciato da Christopher. La sua rinuncia a ogni certezza borghese è un inno alla libertà e alla ricerca di sé, in una narrazione intensissima impreziosita dalla regia incandescente di Sean Penn e dalla magistrale prova attoriale di Emile Hirsch“, dichiara Mario Tirino, che, al termine della proiezione, illustrerà brevemente attraverso quali tecniche cinematografiche viene costruito il senso del film. “Da una pellicola così densa di interrogativi sulle esigenze e le mozioni spirituali dei giovani, mi auguro possa discendere una feconda riflessione sui bisogni più intimi della gioventù che nessuna ricchezza materiale può esaurire“, afferma padre Luciano Benedetto, parroco di San Domenico.

PROSSIMI EVENTI. Il cineforum promosso dalla parrocchia caudina non rappresenta un evento confessionale, ma si configura come spazio di confronto tra posizione laiche e religiose, nell’ottica del dubbio come alimento di una rinnovata spiritualità e, al contempo, di rinascita civile. La rassegna è  strutturata in quattro film, ognuno centrato su un tema della Fede: i primi due sono stati il “Dialogo interreligioso” con la proiezione di “Uomini di Dio” (2010) di Xavier Beauvois (proiettato il 12 novembre, commento di fra Roberto D’Orazio) e “Testimoni civili” con la proiezione di “Alla luce del sole” (2005) di Roberto Faenza (il 10 dicembre, commento di fra Sabino Iannuzzi Ministro Provinciale dei Frati Minori del Sannio e dell’Irpinia). L’ultimo appuntamento è invece incentrato sul tema de “”La fede dei gesti e delle opere”,  affrontato sulla base delle suggestioni offerte dalla pellicola “Centochiodi” (2007) di Ermanno Olmi, previsto per lunedì 11 febbraio 2013 alle 19, con  commento pastorale di fra Antonio Tremigliozzi.

SPECIAL EVENT. In data da definire, è prevista anche la proiezione de “Il grande silenzio” (Die Große Stille, di Philip Gröning, 2005), legato al tema delle “Missioni radicali”. Il film rappresenta un’autentica esperienza visiva assoluta: il silenzio, i rituali, la lentezza con cui si dipana la quotidianità dei padri certosini, ripresi con suono in presa diretta e fotografia naturale, immettono lo spettatore in un mondo “altro” rispetto al presente per una durata di oltre tre ore.


ULTIMO GIORNO DELL’ANNO 2012

Il 31 dicembre con il canto del Te Deum, durante la Celebrazione della Santa Messa delle ore 18.00, ringraziamo il Signore per l’anno appena trascorso ricordando nella nostra preghiera tutti i defunti della parrocchia che hanno lasciato questo mondo per far ritorno nella casa del Padre nell’ anno 2012:

Ruggiero Donato
Falzarano Pasqualina

Melisi Pasquale
Iadanza Angelo
Caccavale Giovanni

Iodice Giovannina
Petringa Erasmo
Ruggiero Giovanni
Rianna Stefano
De Sisto Pasquale

Maglione Sabatino
D’Acierno Alerino
Falzarano Assunta
Napolitano Teresa
Ricci Liberato
Falzarano Filippo
Gisondi Giuseppina
Tirino Sebastiano